La cosa più complicata dello scrivere è senza dubbio l’incipit.

snoopyQuando lavoravo in casa editrice arrivavano centinaia di manoscritti, e purtroppo bisognava valutarli in fretta.

Alcuni erano davvero buoni, altri avevano un’ottima storia ma erano scritti da analfabeti, altri erano scritti in modo estremamente erudito ma non avevano una storia, altri erano così noiosi che non potevi resistere al primo capitolo.

In ogni caso avevo poco tempo per decidere il destino di un manoscritto, e, non so come mai, ma iniziavano tutti allo stesso modo.

Gli aspiranti scrittori sono noiosi, e, mi spiace dirlo, banali e scontati, da sbadiglio… ecco perchè quando inizio a scrivere mi coglie sempre l’ansia, ho sempre paura di essere scialba, e quando inizio un racconto la cosa peggiora.

Vorrei tanto avere un incipit perfetto per ogni storia che ho in mente, ma quando passano dalla mia mente alla penna fanno una pessima fine.

Inizio a chiedermi “come ha fatto Tolkien a inventare tutte quelle lingue?”

“Come fa Martin a scrivere così?”

“La Rowling come è riuscita a tenermi inchiodata per tutto quel tempo su Harry Potter?”

A ben guardare ogni storia ha una strada, un eroe che non vuole essere eroe ma che poi diventa eroe, a parte il trono di spade, lì si parla di una storia generazionale e nessuno può salvarsi…
Ridotti all’osso, ridicolmente, tutte le grandi storie riadattano miti del passato, ma come fanno? Come fanno a passare da una vecchia storia, o da una storia in genere, a dar vita un’avvincente avventura che tiene inchiodati milioni di lettori?

La triste realtà è che tutto sta nell’incipit. Oggi non c’è più la capacità di tenere l’attenzione, quindi l’incipit deve essere tutto un fuoco, così da tenere inchiodati i lettori anche nei capitoli fiacchi… considerando che non devono esserci capitoli fiacchi!

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